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In materia di smart working nell’esecuzione penale

Al Ministro della Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone

A tutto il personale

Gentilissima Ministra, questi terribili mesi di COVID19 hanno svelato, in ambito penitenziario, una serie di contraddizioni.

In primo luogo quella relativa al lavoro agile che è stato velocemente applicato – talvolta senza alcuna strutturazione – sotto la pressione dei DPCM e, quindi repentinamente revocato dai Dirigenti, in taluni casi poco inclini a passare ad un sistema di valutazione basato sull’evasione dei dossier e sul raggiungimento degli obiettivi.

In secondo luogo quella dell’effettiva centralità del trattamento e del reinserimento sociale della persona autore di reato. In effetti continuiamo a scontare i vizi e i difetti di un sistema oramai anacronistico e dai dubbi risultati. Si tratta di una macchina costosa che non mette in campo serie politiche di recupero sociale e di prevenzione della devianza in ambito extramoenia. Tutto il sistema dell’esecuzione penale ruota, infatti, attorno alla detenzione che, in verità, dovrebbe essere residuale e che di certo non dà risposte in termini di abbattimento della recidiva. Non pensare ad una strategia in ottica di prevenzione e intervento di rete, in un momento storico come quello attuale, caratterizzato da una crisi socio-economica senza precedenti, rischia di farci pagare a breve un costo sociale enorme.

In terzo luogo la contraddizione relativa alla valutazione della performance. Da qualche giorno, infatti, appena fuoriusciti dall’emergenza COVID19, i Dirigenti penitenziari sono tornati a chiedere report sulla performance. Considerato che, fino a ieri, si apprezzava il personale civile penitenziario con parole di viva esaltazione del suo operato, vedersi nuovamente piombati in quest’assurdità di una valutazione discrezionale stante il fatto che la performance, in tutte le sue declinazioni, non ha emesso neppure il primo vagito e che non sono stati realizzati tutti gli step intermedi previsti, risulta del tutto distopico.

Gentilissima Ministra, il mondo dell’esecuzione penale è pieno di professionisti che svolgono le loro mansioni con abnegazione e immani sacrifici spendendosi oltremisura. Sono loro e non altri che garantiscono il funzionamento di tutta la macchina!

Ma è, altresì, colmo di esempi virtuosi anche per quanto riguarda il lavoro da remoto.

In effetti in alcuni servizi gestiti da Direttori lungimiranti, si sono già strutturate le attività che sarà possibile svolgere in modalità agile prevedendo un’ampia casistica, quale le riunioni di équipe e il raccordo con i servizi, i contatti con gli operatori esterni e/o di altri enti, la stesura di relazioni, taluni colloqui telefonici con gli utenti, la formazione del personale, le elaborazioni progettuali, l’evasione di pratiche contabili e amministrative, la procedura degli appalti, la gestione del personale e tanto altro ancora.

Altrove si è tornato all’antico e tutto viene nuovamente svolto in presenza sotto lo sguardo attento e vigile del Dirigente che valuta la performance dalla profondità della sagoma che l’addetto riesce a imprimere sulla sua postazione di lavoro e non dai risultati oggettivi dell’impegno.

Ecco perché è indispensabile introdurre l’obbligo del raggiungimento dell’obiettivo della digitalizzazione e del lavoro agile per i Dirigenti così da sollecitarli alla modernizzazione. In tal modo si darà una scrollata a un apparato ingessato e ottocentesco che si libererà, questo è l’auspicio, complessivamente e a cascata, dai tanti gap che lo caratterizzano.

Tuttavia qualsiasi politica di intervento che non consideri la materia con un approccio olistico avrà scarse speranze di successo. Ed è un fatto che il sistema dell’esecuzione penale necessita, accanto a un’azione tesa a sollecitare nei vertici l’adozione di nuovi modelli di lavoro e di impiego del personale, un diverso inquadramento e/o una deroga all’art. 2 della 165/2001 per il personale civile penitenziario, così com’è già per i Dirigenti e la Polizia Penitenziaria.

Un medesimo trattamento ed eguali diritti/doveri tra tutti spazzerà via l’ultima e più grave contraddizione: quella relativa ad una posizione sbilanciata e che pone il personale del Comparto Funzioni Centrali in una condizione di grave inferiorità

Cordiali saluti.

Il Coordinatore Nazionale

Daniele Catalano

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